LA LINEA DI PACE SABRA E SHATILA OLTRE L’ULTIMO CIELO
 
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Testo
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L’Associazione Deposito Dei Segni, promuove per terzo anno consecutivo il progetto
“La Linea di Pace: Sabra e Shatila oltre l’ultimo cielo”, una riflessione per sostenere percorsi di dialogo e pace in riferimento alla questione israelo-palestinese. Il progetto rivolto prevalentemente ai giovani e agli studenti degli Istituti di Istruzione Superiore e delle Università, affrota la questione dei profughi e del popolo palestinese e l’analisi della contemporaneità attraverso un percorso culturale-artistico, tra cinema, teatro, letteratura e conferenze.
e si declina attraverso tre momenti:
- una propedeutica di avvicinamento al contesto proposto attraverso la proieziione di film-documentario nei singoli
istituti che aderiscono;
- una rappresentazione teatrale;
- una giornata specifica nel corso della quale si terrà una conferenza-dibattito in cui interverranno personalità eccellenti che testimonieranno esperienze di impegno civile e cooperazione in relazione alla questione israelo-palestinese.

La Linea di Pace è sostenuta da: Regione Abruzzo, Provincie di Teramo e Pescara, Città di Pescara, Giulianova, Martinsicuro, Spoltore, Unione di Comuni Città Territorio Val Vibrata.
Patrocinio: della Presidenza della Giunta Regionale, della Presidenza del Consiglio Regionale; Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Teramo; Facoltà di Scienze Sociali di Chieti; Corso di Laurea Interpreti e Traduttori Facoltà di Lingue e Letterature Straniere di Pescara dell’Università “G. D’Annunzio”; CGIL Regionale e le Camere del Lavoro Territoriale di Pescara e Teramo.
Il progetto, la produzione e l’organizzazione sono a cura dell’associazione Deposito Dei Segni.
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LA LINEA DI PACE SABRA E SHATILA OLTRE L’ULTIMO CIELO

Domenica 3 dicembre Spoltore PE
Società Operaia Mutuo Soccorso
ore 17,30 saluto di benvenuto
ore 18,00 proiezione film-documentario: “Childhood in the midst of mines” di Hicham Kayed
ore 18,30 proiezione film-documentario: “Un Infinito Cerchio” di Claudio Camarca
ore 19,00 incontro con Moataz Dajani, Claudio Camarca

Lunedì 4 dicembre Teramo
Sala Conferenze Università degli Studi - Coste S. Agostino Colle Parco
ore 9,00: saluto di benvenuto
ore 9,30 proiezione film-documentario: “Un Infinito Cerchio” di Claudio Camarca
ore 10,00 proiezione film-documentario: “Childhood in the midst of mines” di Hicham Kayed
ore10,30: incontro con Claudio Camarca, Moataz Dajani, Claudio Moffa

Martedì 5 dicembre Giulianova
Kursaal – Lungomare Zara
Ore 9,00 : saluto di benvenuto
Ore 10,00 proiezione del film-documentario “Childhood in the midst of mines” di Hicham Kayed
Ore 10,30 incontro con Moataz Dajani, artista, pedagogo, direttore del Centro Al-Jana di Beirut

Martedì 5 dicembre Martinsicuro
Sala Consigliare del Comune
ore 17,30 saluto di benvenuto
ore 18,00 proiezione film-documentario: “Childhood in the midst of mines” di Hicham Kayed
ore 18,30 proiezione film-documentario:”Un Infinito Cerchio” di Claudio Camarca
ore 19,00 incontro con Moataz Dajani, Claudio Camarca

Mercoledì 6 dicembre Pescara
Auditorium “Castellammare” V.le G. Bovio, 466 (Q.n 5)
ore 9,00: saluto di benvenuto
ore 9,30 proiezione film-documentario: “Un Infinito Cerchio” di Claudio Camarca
ore 10,00 proiezione film-documentario: “Childhood in the midst of mines” di Hicham Kayed
ore10,30: incontro con Claudio Camarca e Moataz Dajani

Mercoledì 6 dicembre Pescara
Sala Riunioni “L. Lama” CGIL Via B. Croce, 108
ore 17,30 saluto di benvenuto
ore 18,00 proiezione film-documentario: “Childhood in the midst of mines” di Hicham Kayed
ore 18,30 proiezione film-documentario: “Un Infinito Cerchio” di Claudio Camarca
ore 19,00 incontro con Moataz Dajani, Claudio Camarca

Mercoledì 13 dicembre ore 9,00 Teramo
scuola danza Electa Via F. De Paulis 9/A (Hotel Michelangelo)
matinée
spettacolo“SON … ora” liberamente tratto dal libro “Quattro ore a Shatila” di Jean Genet a cura di Deposito Dei Segni, special guest Antonio Caronia

Venerdì 15 dicembre ore 9,00
presso Spazio ex-Alici-Teatro Florian Via Italia, 1 Villa Raspa di Spoltore
matinée:
spettacolo “SON … ora” liberamente tratto dal libro “Quattro ore a Shatila” di Jean Genet a cura di Deposito Dei Segni, special guest Antonio Caronia
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LA LINEA DI PACE SABRA E SHATILA OLTRE L’ULTIMO CIELO
Breve Profilo degli ospiti
Moataz Dajani scultore, pedagogo; diploma Belle Arti, università di Beirut (Libano); laurea e spezializzazione in scultura, università di Washington (USA); fondatore del Centro Al-Jana-Arab Resource Center For Popular Arts, di Beirut. Direttore di “Jana International Film Festival for Children & Youth”, “Jana Spring Festival”, “Janana Summer Camp”. Coordinatore dei programmi di apprendimento attivo ed espressione creativa. Il Centro Al-Jana sviluppa ed elabora un capillare lavoro di supporto ai rifugiati palestinesi nei campi profughi presenti su tutto il territorio libanese.
CLAUDIO CAMARCA: scrittore, regista, saggista, giornalista.
“Giovani Blues”, Mondadori; “Il sole è innocente”, Garzanti; “Ordine Pubblico”, Baldini & Castoldi; “I Santi Innocenti”, Baldini & Castoldi 1998; “SOS Pedofilia – parole per uccidere l’orco” con M.R. Parsi, Baldini & Castoldi; “Migranti – verso una terra chiamata Italia” Rizzoli; “Un’incerta grazia” patrocinato dalla Conferenza Episcopale Italiana; “In nome di Dio”, edito da Kowalsky-Feltrinelli;
scrive e dirige “Quattro bravi ragazzi” con Michele Placido; “Rumori di fondo” con Licia Maglietta, vincitore del Sulmona Film Festival; “Un’incerta Grazia”. “Un Infinito Cerchio” film-documentario nato a seguito di un concorso di scrittura rivolto ai ragazzi palestinesi delle scuole medie e superiori dei Territori Occupati, indetto dall’API-Autori Produttori Italiani, si sviluppa dentro e intorno agli otto temi vincitori, letti dai ragazzi che li hanno scritti le cui voci divengono il filo conduttore annodato intorno al vero protagonista del documentario: il muro. Narrato attraverso la sua costruzione, seguito per chilometri (650km per 8 di altezza), penetrando nelle terre distrutte e nelle abitazioni divelte dal passaggio di colossali escavatrici.
Hicham Kayed, regista, videomaker, del centro Al- Jana di Beirut.
Il film-documentario “Childhood in the midst of mines”, infanzia tra le mine racconta la drammatica realtà del quotidiano dei bambini nei territori minati. Ha vinto il Premio Documentari per bambini al Kids for Kids Festival di Bologna; due premi al Film Festival Internazionale per Bambini e Giovani del Cairo (Egitto)
MAI MASRI, regista, ha studiato cinema all’università di S. Francisco (USA)
Il film-documentario “Frontiers of dreams and fears”segue due giovani ragazze palestinesi nel corso di alcuni mesi della loro vita: Mona dal campo di rifugiati di Shatila a Beirut e Manar dal campo di Dheisha a Betlemme
Ha vinto diversi: Premio Excellence al Global Environmental Film Festival di Tokyo;
Primo Premio Festival Internazionale di Ismailia; Premio Speciale della Giuria Beirut International Film Festival; Migliore film arabo Associazione Critici Cinematografici egiziani
DEPOSITO DEI SEGNI, Associazione Culturale promuove progetti di formazione, produzione e ricerca nel campo delle arti visive, sceniche e musicali; laboratori di pedagogia teatrale e didattica artistica. Sostiene progetti di scambi interculturali, percorsi di cooperazione, multiculturalità, e reciprocità fra i popoli. Fa riferimento artistico-progettuale-pedagogico a Cam Lecce e Jörg Grünert.
Presenta “SON … ora” spettacolo-performance-concertazione ideato dallo scultore, performer dramaturg Jörg Grünert. Liberamente tratto da “Quattro ore a Shatila” di J. Genet, traduz. di Paolo Brogi tratta da “Frigidaire”. L’attore-araldo-messaggero racconta di una tragedia contemporanea. Le parole che descrivono i fatti sono quelle severe, nette e poetiche del grande scrittore francese Jean Genet. Il luogo un habitat artistico, visionario. In scena Paola Caranchini; Michelangelo Del Conte; Jörg Grünert; Carmine Ianieri; Cam Lecce; Sandra Mazzoni; special guest: Antonio Caronia.
ANTONIO CARONIA: scrittore, saggista; si occupa di teoria della comunicazione e di immaginario scientifico e tecnologico. Ha tradotto Ballard, Barker, Burroughs, Laidlaw, Rucker e altri autori. È autore di Il cyborg” ,Theoria; nuova edizione ShaKe; “Il corpo virtuale” Muzzio; “Houdini e Faust. Breve storia del cyberpunk” (con D. Gallo), Baldini& Castoldi; “Archeologie del virtuale” Ombre corte; “Philip K. Dick. La macchina della paranoia” (con Domenico Gallo) X-book. Intervento: Corpi ribelli. Jean Genet e la Palestina.
CLAUDIO MOFFA: docente di Storia e Istituzioni dei paesi afroasiatici e Direttore Master “Enrico Mattei” in Medioriente, università di Teramo. Collaboratore di diverse testate giornalistiche (attualmente: Gr Rai, Rainews 24, L’Eco di Bergamo, La Stampa) e di numerose riviste specialistiche (Politique Africaine, Le monde diplomatique, Limes, Studi Piacentini, Politica Internazionale, Africa, Africana, Rivista di Storia contemporanea, Giano, Marxismo oggi, Euntes Docete) ha scritto fra l’altro La resistenza palestiinese (Roma 1976), la rivoluzione etiopica (Urbino 1980), Saggi di Storia Africana (Milano 1996), L’etnia fra invenzione e realtà (Torino 1999), La favola multietnica. Per una critica della sociologia dell’immigrazione “facile” (Torino 2002), e L’Africa alla periferia della Storia (Napoli 1993, Parigi 1995), premio cultura Presidenza del Consiglio 1996, affiancato da molti esperti del settore ai lavori della grande letteratura africanistica internazionale. Ha diretto un Osservatorio internazionale sull’immigrazione, ODEG, progetto finanziato dall’UE e di coordinamento di quattro univesità europee. Intervento: Territori Occupati, Profughi, Muro: Israele e il Diritto Internazionale

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i film-documentari
Frontiers of DREAMS AND FEARS di Mai Masri:
sinossi

Il film segue due giovani ragazze palestinesi nel corso di alcuni mesi della loro vita: Mona dal campo di rifugiati di Shatila a Beirut e Manar dal campo di Dheisha a Betlemme. Vivendo in due campi diversi - l’uno segnato dalle condizioni di estrema marginalizzazione, l’altro dall’oppressione economica e militare israeliana - le due ragazze cercano di comunicare l’una con l’altra a dispetto delle barriere che le separano. Il film descrive la loro vita e i loro sogni, attraverso le loro relazioni condotte via e-mail e culminante nel loro drammatico incontro sul confine libano-israeliano. Girato nell’intervallo di tempo tra la liberazione del sud libano dalle truppe israeliane e l’inizio della nuova intifada, il film accompagna le due ragazze nel loro straordinario viaggio ai confini dell’esilio che le separa dalla loro terra e l’una dall’altra.

Ha vinto diversi premi internazionali tra cui
Premio excellence al Global environmental film festival di Tokyo
Primo premio al festival internazionale di ismailia
Premio speciale della giuria al beirut international film festival 2001
Migliore film arabo per l’associazione dei critici cinematografici egiziani 2001
Migliore documentario per l’associazione dei documentaristi egiziani 2001


UN INFINITO CERCHIO di Claudio Camarca
sinossi
Gli Autori Produttori Indipendenti, nel 2003, indicono un bando di scrittura per i ragazzi Palestinesi delle scuole medie e superiori che vivono nei Territori Occupati. Il conconrso aveva come argomento su cui esprimersi: “Il momento in cui mi sono sentito grande”: racconta di quando ti sei sentito grande la prima volta “ . Su quarantamila temi ricevuti ne sono stati scelti 8 premiati nel 1° Festival Internazionale del Cinema di Ramallah.
Un Infinito Cerchio si sviluppa dentro e intorno a questi otto temi, letti dagli stessi ragazzi che li hanno scritti le cui voci divengono il filo conduttore annodato intorno al vero protagonista del documentario: il muro. Narrato attraverso la sua costruzione, seguito per chilometri (650km per 8 di altezza), penetrando nelle terre distrutte e nelle abitazioni divelte dal passaggio di colossali escavatrici. Il muro è commentato dai bambini incontrati lungo le strade. Ragazzi che leggono temi e bimbi che narrano fiabe e bambine che cantano, ai piedi del muro che si innerva sulle loro radici e nel loro futuro.


“Childhood in the midst of mines di Hicham Kayed:
sinossi
Infanzia tra le mine, racconta la drammatica condizione del vivere in territori disseminati dalle mine.
I protagonisti del documentario sono i ragazzi che vivono quotidianamente nei luoghi infestati dalle mine: campi, strade, giardini, boschi, … condizione questa che impedisce loro perfino di giocare.
Le riprese sono state effettuate da giovani filmaker sotto la supervisione del regista Hisham Kayed all’interno del progetto: “Sensibilizziamo i bambini ai rischi delle mine” Il documentario è stato girato ad Aiyta el Shaab nel 2002.
E’ stato premiato nel Kids for Kids festival di Bologna ; e ne Festival Internazionale dei “Bambini e Giovani” del Cairo (Egitto) 2003
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“SON … ora” environment
spettacolo-performance-concertazione
ideato dallo scultore, performer Jörg Grünert.
Liberamente tratto da “Quattro ore a Shatila” di J. Genet, traduz. di Paolo Brogi tratta da “Frigidaire”

con:
Paola Caranchini: danzatrice; Michelangelo Del Conte: percussioni, tastiera;
Jörg Grünert: performer, environment; Carmine Ianieri: sassofoni e clarinetto:
Cam Lecce: attrice; Sandra Mazzoni: fotografa;
special guest: Antonio Caronia.

L’attore-araldo-messaggero racconta di una tragedia contemporanea.
Le parole che descrivono i fatti sono quelle severe, nette e poetiche del grande scrittore
francese Jean Genet.
Il luogo è un environment, un habitat artistico, visionario.
I linguaggi espressivi sono quelli delle arti visive, del teatro, della danza, della musica, della fotografia, della performance e dei linguaggi multimediali (video e diaproiezione), in prolungamento tra loro.

Lo sviluppo drammaturgico di “SON … ora” si realizza attraverso una scena che ricorda” un atelier artistico” composta di sculture in pietra, metallo, ferro e vetro, e in cui alcune sculture stesse sono strumenti musicali, suonati dal vivo con musica originale.
Una voce narrante, il giornalista-testimone, racconta di un fatto della storia recente, le parole usate sono quelle del grande scrittore francese Jean Genet, tra i primi ad entrare nei campi profughi palestinesi di Sabra e Shatila a Beirut nel 1982, subito dopo il massacro, insieme con la Croce Rossa Internazionale;
i musicisti con la loro musica sottolineano la “temperie” dei fatti narrati;
la danzatrice ed il performer elaborano sui loro corpi l’anatomia della testimonianza di Genet;
il reporter di scena, insieme con le diaproiezioni e le immagini video muovono orizzonti, sviluppando prospettive e memoria, rimandando sia alla scena in svolgimento e sia all’oggi della realtà della città di Beirut.
Sullo scorcio finale della performance appare il testimone facendo sì che il portato della testimonianza stessa di Genet ridiventi vissuto, e quindi possa essere questione globale al di fuori dello spazio/tempo artistico, rimandando per tutti una domanda: “Tutto ciò era successo davvero?”

A Conclusione della performance Antonio Caronia racconterà del “perché” Jean Genet, si sia interessato così tanto ai palestinesi.